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STORIA DELLA CAPOEIRA

Un grande balzo spazio-temporale ci porta nel Brasile di cinquecento anni fa. Fin dagli albori il Brasile ha assunto i caratteri di un’impresa mercantile fatta di merci e schiavi senza distinzione. Durante il periodo del commercio degli schiavi si calcola che più di 3 milioni di persone vennero deportate in Brasile dall'Africa.

 Questi  schiavi provenivano da diverse regioni africane, possedevano culture differenti, parlavano  lingue diverse, e nella maggior parte dei casi facevano parte di tribù ed etnie nemiche tra loro (cosa della quale approfittavano ampiamente i portoghesi per fare incetta di schiavi); essi  venivano sbarcati nei tre principali porti brasiliani: Bahia, Recife e Rio de Janeiro.

I portoghesi  si guardavano bene dal lasciare unite le persone appartenenti ad una stessa tribù, al fine di rendere più difficile la comunicazione e l'organizzazione di eventuali rivolte. 

All’interno delle facendas si trovavano le “Senzalas” ( dal Kimbundu “sanzala”= abitazione) le abitazioni degli schiavi. Quello delle senzalas era

l’unico spazio in cui gli schiavi potevano preservare la propria dimensione culturale. I riti e le credenze sopravvivevano come la più innocente forma di divertimento: la danza e i canti

Dal primo momento in cui gli schiavi si resero conto che la condizione in cui vivevano,  loro malgrado, era irreversibile, cominciarono ad organizzare le fughe e, mettendo da parte i vecchi rancori, riuscivano nel loro intento.

Poiché alle catture seguivano nuovi tentativi di fuga, i giochi d’agilità fisica si perfezionavano, per rendere il colpo sicuro e risolutore, dando la possibilità di affrontare senz’armi più avversari e riducendo drasticamente la probabilità di essere catturati o uccisi.

Recife  fu teatro della prima rivolta di schiavi: un gruppo di 40 si ribellarono al padrone, uccisero, bruciarono la fazenda e si dichiararono liberi.

Si diressero quindi verso  le montagne della "Serra da Barriga" (a est di Alagoa) ed intrapresero un viaggio che durò parecchi mesi e che sarebbe stato impossibile portare a termine se non fosse stato per  l'aiuto degli indios.  Raggiunsero un luogo per loro ideale chiamato Palmares per la grande abbondanza di alberi di palma. Qui nacque la prima comunità di neri liberi in Brasile.

 

Tuttavia non si deve pensare che solo i neri africani abitassero in queste comunità (chiamate Quilombos)  ma anche gli indios ne facevano parte.

La Serra da Barriga ospitò parecchi “quilombos” ma il più grande e il più noto rimase sempre il primo: Palmares con più di 80.000 abitanti nel momento di massimo splendore. I quilombos resistettero quasi un secolo alle varie spedizioni organizzate contro di  loro. All'interno di queste nuove comunità vi era una ricchezza culturale immensa data proprio dalla mescolanza di tutte le etnie e culture. In questo nuovo ambiente la gente condivideva con gli altri  usi e costumi, danze e rituali,  religione e giochi.

Risultato di questa ricca fusione culturale fu anche la capoeira che già stava prendendo forma nelle fazendas.

L’ipotesi più accreditata sostiene l’origine africana della “capoeira”, testimoniata da Albano Neves  e Souza che scrivono da Luanda (Angola) a Luis da Camara Cascudo (Adorno,1999):

  “Tra i Mucope del sud dell’ Angola, c’è una danza della zebra N’golo, che avviene durante la Efendula, festa della pubertà delle ragazze, che smettono     d’essere adolescenti per diventare donne, adatte al matrimonio e alla procreazione. Il giovane vincitore dello N’golo ha il diritto di scegliere la sposa senza pagare la dote per lo sposalizio”.

 

Un’altra prova in favore di tale ipotesi che riconduce  l’origine della Capoeira allo N’golo deriva dall’abitudine in Brasile di alcuni malandros (malandrini) di suonare uno strumento chiamato Berimbau e che in africa viene chiamato hungu o m’bolumbumba, a seconda del luogo  in cui era diffuso.

La Capoeira si differenzia dallo N’golo per il fatto che  quest’ ultimo si realizza in un contesto differente da quello delle Senzalas, infatti la danza dello N’golo era una competizione atletica legata ad una funzione cerimoniale. Nelle piantagioni brasiliane le reminescenze di tali pratiche  avevano mutato il loro significato sommando ai canoni della danza quelli della “lotta”; per questa ragione  si afferma che la capoeira ha in realtà origini afrobrasiliane.

Ecco come Charles Ribeyrolles, esiliato in Brasile da Napoleone III descrive la Capoeira:

 “Ogni sabato notte, finito l’ultimo compito della settimana, e nei giorni santificati, agli schiavi viene concessa una o due ore per la danza, si riuniscono in uno spiazzo, si chiamano, si raggruppano, si incitano e la festa comincia. Questa è la Capoeira, una specie di danza …di coraggiose evoluzioni  e combattiva, al suono dei tamburi del Congo”.

Ognuna delle popolazioni e tribù deportate, praticava danze e competizioni atletiche in forma di lotta che prevedevano l’impiego delle mani, oppure l’uso dei piedi o anche della testa. L'invasione olandese del nord-est del brasile, fu un'occasione propizia per la fuga, che gli schiavi non si fecero scappare; accogliendo la richiesta di aiuto da parte degli stessi olandesi con la promessa, poi mantenuta, di riavere la libertà, anche se la guerra contro i portoghesi durò circa 10 anni.

 

 

Ma gli stessi olandesi divennero a loro volta schiavisti:  dal 1644, furono organizzate numerose spedizioni militari ben armate verso Palmares; tuttavia la maggior parte di esse non ebbe fortuna, perché fermate dagli uomini di Palmares che utilizzavano imboscate, nel fitto della giungla, nelle quali la tecnica della capoeira era l'elemento chiave. La Capoeira diventò così simbolo di libertà.

Quando gli uomini venivano catturati, tornati schiavi, nelle fazendas insegnavano la capoeira agli  altri. La domenica  era l'unico giorno di riposo e proprio in quel giorno essi  la praticavano. Tuttavia, non potendo mostrare che si stavano allenando, gli schiavi aggiunsero alla pratica della lotta la musica e il canto camuffandola così in una di danza. Gli schiavi non si arresero mai e continuarono a tentare la fuga anche a costo della vita.

 

Figura mitica e simbolo della lotta di liberazione era Zumbì di Palmares. Palmares venne piegata e distrutta a seguito dell’intervento militare dei Bandeirantes Paolisti  (Machado, 1965); i superstiti furono deportati a Pernambuco. Zumbì di palmares, eroe del popolo brasiliano, nacque a Palmares, col nome di Francisco,  poco prima di compiere quindici anni, andò via da casa e vagabondò per più di sei mesi; al suo ritorno in Palmares, Francisco prese il nome di Zumbi datogli dal patriarca della sua famiglia  che si chiamava Ganga Zumba. All’alba del giorno 20 novembre del 1695,  al termine della cosiddetta guerra di selva, Zumbi,  ferito a tradimento e solo,  per sfuggire alla pattuglia di bandeirantes  che lo braccava, si gettò da un’alta rupe dei monti di Alagoas.

 

In forma esemplare, Zumbì incarna gli orrori dello schiavismo brasiliano, un cadavere senza sepoltura, il simbolo delle atrocità  del potere prepotente, un esempio per coloro che resistono all’oppressione e lottano per la libertà e la giustizia.

Alcune di queste vicende sono narrate da scrittori famosi di tutto il mondo, in particolar modo in quelli dello scrittore brasiliano George Amado o i quadri e disegni di del pittore brasiliano Karibè.

 

Nel 1871, la Principessa Isabella, figlia dell’imperatore Pietro II e allora reggente in suo nome, è indotta dal parlamento a decretare l’emancipazione dei nascituri figli degli schiavi; l'abolizione della schiavitù, formalmente secondo la legge, avvenne solo nel 1888, anche se in realtà diminuì progressivamente, ancora oggi, comunque esistono in Brasile condizioni simili.

Con  l'abolizione della schiavitù, i fazendeiros, non furono più interessati a loro come forza lavoro in quanto gli immigrati stranieri costavano meno. Questa massa di ex-schiavi si diresse dunque verso le grandi città; la maggior parte non riuscì a trovare un lavoro e una casa. 

Si istallarono così nelle vicinanze delle città creando le prime bidonvilles (baraccopoli), che col passare degli anni si trasformarono nelle odierne Favelas. Non sapendo come sopravvivere essi usavano la capoeira in diverse maniere: alcuni facevano spettacoli nei porti per i turisti e i marinai; altri si organizzarono in gangs criminali; altri ancora venivano assoldati da politici o da personaggi influenti come "guardie del corpo", ed anche per disturbare la vita civile del Paese.

Già nel 1890 la capoeira veniva praticata da molti rappresentanti dei più alti livelli della società, questo costituiva una minaccia per il governo che creò una speciale forza di polizia ed introdusse un rigido codice penale.

Mestre Bimba e Mestre Pastinha

Mestre Bimba, fondatore stile Regional

Oggi la capoeira viene distinta in due stili: l’ “Angola”, la più classica e antica, e la “Regional” nata nel XX secolo. La capoeira Regionale  è stata codificata e disciplinata dal Mestre Bimba.

Manoel dos Reis Machado  detto Bimba nasce il 23 novembre del 1899 nel quartiere di Engenho Velho, parrocchia di Brotas, città di Salvador, Bahia.

Cominciò ad apprendere la lotta dal padre che all’epoca era un famoso lottatore di Batuque un’antica forma di lotta nera. A dodici anni cominciò ad apprendere la capoeira. Nel suo mestiere di Mestre di capoeira, Bimba elaborò un proprio sistema di

allenamento e di tecniche: la Capoeira Regional Bahiana. Grazie ai suoi sforzi fu aperta la prima Accademia di Capoeira con autorizzazione ufficiale nel 1937.

Vincente Ferreira Pastinha  morì il 13 novembre 1981,

cieco e paraplegico, nella sua casa di Bahia.

 “Quando avevo circa dieci anni un altro bambino più grande di me diventò mio rivale. Quando uscivo da solo, per esempio, per andare in bottega a fare compere  noi litigavamo e finiva sempre che le prendevo da lui…. Un giorno, dalla finestra di casa sua, un vecchio africano assistette  ad un nostro litigio  vedendo che piangevo mi disse “ vieni qui figlio mio, tu non puoi farcela con lui, sai?  Lui è più grande di te. Il tempo che tu perdi piangendo di rabbia puoi spenderlo venendo qua nel mio casolare così ti insegno una cosa molto valida”.

 

Il vecchio si chiamava Benedito, e ciò che il giovane Pastinha imparò fu molto più che una serie di tecniche di difesa personale, egli si addentrò in una cultura a lui sconosciuta e che rischiava la scomparsa. All’età di dodici anni  entrò nella scuola navale per diventare marinaio e ne usci a venti , in questo periodo insegnò capoeira ai suoi colleghi. Una volta congedato dalla Marina, Pastinha  fece diversi mestieri ma continuò sempre a giocare  capoeira e ad insegnarla …

La sua vita cambiò quando un suo ex alunno lo portò ad una roda di Capoeira tradizionale; in quella roda c’erano solo Mestres  (il più ragguardevole era Amozinho). I Mestres  ammirarono la sua competenza e lo elessero custode della capoeira angola.

             

…di una cosa non c’è dubbio: furono i negri portati dall’Angola che ci hanno insegnato la Capoeira. Ma ciò che noi chiamiamo Capoeira Angola, quella che io ho appreso, non ho lasciato che cambiasse qui nell’Accademia; e sono più o meno 78 anni .. e ne passeranno 100, perché i miei alunni sono zelanti. Adesso i loro occhi sono i miei. Sanno che devono continuare. Sanno che la lotta serve a difendere l’uomo...

 

Le considerazioni del Mestre Pastinha ebbero molti sostenitori in tutto il paese. L’originalità del metodo di insegnamento, la pratica di gioco come espressione artistica, formarono una scuola che privilegia il lavoro fisico e mentale per far in modo che il talento diventi creatività artistica.

 

“La Capoeira Angola può essere insegnata soltanto senza forzare la natura della persona, la faccenda consiste nel mettere a frutto i gesti liberi e propri di ciascuno. Nessuno lotta allo stesso mio modo, ma nel loro modo c’è tutta la conoscenza che io ho imparato. Ognuno è ognuno..”.

Mestre Pastinha

Vincente Ferreira Pastinha nacque in Salvador, Bahia suo padre un commerciante d’origine spagnola, sua madre, una bahiana. In una registrazione effettuata nel 1967 e conservata nel Museo dell’immagine e del suono, il Mestre Pastinha racconta la storia della sua vita:

Oggi la capoeira è presente in tutto il mondo ed è diventata oggetto di vivo interesse e di studio da parte di importanti sociologi, pedagoghi e psicologi contemporanei, i quali sostengono l'inserimento del suo insegnamento nelle scuole. La capoeira,  sviluppa l'equilibrio psicofisico, la concentrazione ed i riflessi, la coordinazione motoria e l'autocontrollo; il capoeirista, osservano, prima di confrontarsi con  l'avversario deve conoscere se stesso attraverso l'esteriorizzazione di espressioni non verbali, tutto questo aiuta la formazione dell'individuo, insegnando valori fondamentali come il concetto di uguaglianza e di fratellanza, il valore della solidarietà e del rispetto del prossimo, e l'importanza del passato e della memoria storica.

 

La capoeira con il passare del tempo ha perso totalmente, o quasi, i suoi originali insegnamenti e la sua vera essenza. La sua istituzionalizzazione, l'allargamento del suo insegnamento ed il conseguente cambiamento socio-ambientale hanno determinato la scomparsa delle necessità da cui è nata, gli obiettivi e la funzionalità originali; ma ancora oggi è possibile incontrare capoeiristi che ne difendono i valori tradizionali, che ancora ne sentono l'emozione, anche se la praticano con le modalità attuali.

 

Sono stati fatti numerosi tentativi, in Brasile e anche a livello internazionale, per cercare di dare un’organizzazione unitaria all’attuale realtà della capoeira, ormai sempre più ampia, frastagliata e complessa, ad esempio creando una confederazione o un sistema di graduazioni che fossero riconosciute da tutte le scuole. Anche se questi sforzi sono risultati vani, sia per l’impossibilità di trovare un accordo tra le diverse opinioni e punti di vista, sia perché, a giudizio di molti, è l’essenza stessa della capoeira – fatta di creatività, di fantasia, d’improvvisazione – a renderla insofferente alle norme, alle prescrizioni, alle regole codificate.

La Capoeira moderna

Mestre Pastinha, fondatore stile Angola

Le due diverse metodologie di Mestre Bimba (capoeira Regional) e di Mestre Pastinha (capoeira Angola) portano alla creazione, soprattutto a partire dagli anni 60, di nuove scuole di capoeira, alcune delle quali hanno cercato di mantenere le caratteristiche originali dell’insegnamento dei due grandi Mestres, mentre altre hanno sviluppato proprie caratteristiche e stili.

 

In generale si può dire che le scuole di capoeira Regional (forse quelle che hanno avuto maggiore successo e seguito) continuano a privilegiare gli aspetti atletici e marziali della capoeira, apportando però numerose modifiche all’insegnamento originario di Bimba e inserendovi elementi provenienti da altre arti marziali e dalla stessa capoeira Angola, fino ad affermare, in alcuni casi che Regional e Angola sono solo due aspetti diversi del medesimo oggetto, e che un buon capoeirista dovrebbe essere in grado di praticare entrambi gli stili di gioco.

Le scuole di capoeira Angola fra i mestres più famosi ricordano João Grande, João Pequeno e Moraes,( Boca Rica, Jason Quadrado, Curiò, Lua Rasta)  tendendo in generale a sottolineare e ad evidenziare la loro "diversità" dalla capoeira Regional, a considerarsi gli unici veri eredi della capoeira tradizionale ed anche, in molti casi, a metterne in primo piano il significato politico secondo una prospettiva afro-centrica.

Cenni storici sulla capoeira

Cos'è la capoeira?

La capoeira è un'arte marziale afro-brasiliana oggi estremamente diffusa in tutto il mondo. La natura "marziale" della capoeira va compresa attraverso la conoscenza della sua sua storia. Movimento, danza, acrobazie, unite alle tecniche marziali sono sicuramente i tratti distintivi principali che caratterizzano questa disciplina. Sebbene la capoeira possa essere utilizzata come arte marziale dunque come uno strumento di difesa chi la pratica conosce bene la sua storia, dunque, la sua natura. La capoeira è uno scambio tra due lottatori dove, all'interno di una "roda" (cerchio) ci si mette alla prova. Non è un combattimento tra due avversari ma un gioco tra due lottatori e lo scopo non è dimostrare di essere il più forte ma il più abile, il più furbo. La musica e le canzoni accompagnano costamente questo gioco di capoeira e possono indirizzare i lottatori a specifici stili in cui giocare (angola o regionale) o, in casi particolari, chiarire se il gioco deve essere più o meno duro, a seconda di chi ci si trova davanti. Dunque la conoscenza della lingua originale (portoghese), che si impara molto velocemente proprio tramite i testi, aiuta e coinvolge i capoeiristi che una volta dentro la roda giocano a ritmo di musica.

Ma vediamo nel detteglio come nasce la capoeira e come si è evoluta fino ai giorni nostri.

Capoeira salute e benessere

Come ogni tipo di arte marziale la capoeira può essere praticata da chiunque senza nessun limite di età e offre dei benifici su difersi aspetti quello più evidente è l'aspetto muscolare, ma vengono coinvolti altri fattori che coinvolgono non solo l'aspetto quest'ultimo ma anche il senso del ritmo, l'agilità, la flessibilità, i riflessi. Vediamo allora nel dettaglio e in termini più tecnici quali vantaggi offre la capoeira rispetto ad altre arti marziali.

La capoeira offre un gioco di attacco e difesa, basato sulla flessibilità, forza, velocità, agilità del corpo; è un insieme di finte, dove si mescolano acrobazie, lotta e una seducente combinazione di movimenti corporei che affascina chi la guarda.

L’apprendimento della capoeira, prevede diversi obiettivi come:

1: Acquisizione di un livello di  tonicità fisica adeguata, ed un miglioramento delle capacità psicomotorie , condizioni necessarie per ottenere oltre ad un’ottima elasticità muscolare, un’adeguata forza e resistenza, per essere in grado di compiere movimenti in modo corretto per evitare traumi;

2: Acquisizione di una percezione motoria necessaria per svolgere in modo adeguato particolari ed inconsueti movimenti, in cui sono coinvolti tutti i muscoli del corpo, implicando l’utilizzo di acquisizioni  di abilità percettivo spaziali e di controllo motorio;

3: Acquisizione di abilità che permettono di svolgere contemporaneamente differenti compiti in cui sono coinvolti diversi gruppi muscolari; rinforzando i schemi psicomotori grazie alla plasticità neuronale.

In generale nelle sessioni di allenamento una parte degli esercizi consiste nel rendere l’esecuzione dei movimenti semplici in modo che siano resi automatici, elastici e integrati con altri movimenti al fine da eseguire esercizi ginnici sempre più complessi ed articolati.

 

La capoeira incrementa:

  • L’allungamento muscolare, il rilassamento, con contrazioni isometriche e isotoniche;

  • Il piacere ritmico e melodico che facilitano lo sviluppo dei 3 aspetti dell'essere, corpo, anima e spirito;

  • Il sistema pneumo-cardio-circolatorio, i riflessi, l'equilibrio statico e dinamico del corpo,  e la visione spazio-temporale;

  • L’attivazione sensomotoria delle vie di conduzione neurali e dei centri di controllo celebrali superiori e spinali;

  • raggiungimento di un equilibrio statico e dinamico

 

L’istinto di autopreservazione e difesa anti-traumatica con diminuzione della paura, tramite il problem solving dell’attività motoria.

 
Le lezioni del Gruppo Zumbì si articolano in vari momenti:

-spiegazioni teoriche sulle tradizioni culturali afro-brasiliane

-approccio pratico ai strumenti musicali e alla percezione del ritmo

-preparazione atletica generale

-preparazione atletica specifica della disciplina e stretching

-momenti di integrazione dei vari aspetti della disciplina (fisico, musicale e socio-relazionale)

 
 
 
 
 
 

 ( capoeira angola e regionale )